apertura dell’anno pastorale

PARROCCHIA SANTA MARIA e SAN BIAGIO

VIA DELLE TORRI n.16

SANT’ANGELO ROMANO 00010 Rm.

TEL. 0774420380

E-MAIL: parr.sangelorum@alice.it

 

 

 

 

 

Don Adrian, Consiglio Pastorale

 

 

 

 

Anche quest’anno iniziamo il nostro percorso pastorale presentandovi il calendario pastorale e insieme ad esso sollecita la vostra partecipazione alla vita della parrocchia e alla sua organizzazione.

 

La Chiesa la società. in questo momento guardano con attenzione, a tutti i segni di speranza che il Signore ci invita, per assicurarci che Lui non ci ha abbandonati, ma ci segue con amore anche in questi tempi inquietante di sofferenza è tanto odio, che circondano le nostre case, e aggrediscono i nostri ideali più belli.

Senz’altro la parrocchia è riconosciuta, ovunque, come segno di speranza e ci invita ad avere fiducia sempre e comunque nel Signore e presentare tutte le nostre opere come dono della provvidenza di Dio.

Non lasciamoci dunque sopraffare da sentimenti di scoraggiamento e di sconfitta, raccogliamo quelle croci che attraversano la nostra vita come occasione di purificazione e motivo di incontro con Cristo, che ancora oggi, attraverso il mondo, con una croce non più strumento di morte ma di salvezza.

La preghiera comunitaria fatta in parrocchia frequentemente, sia l’anima e il segno distintivo di questa nostra speranza.

La vergine Maria possa essere dovunque la stella del mattino, che sorge nei momenti di difficoltà per assicurarci la protezione all’intervento divino.

La gioia e l’abbraccio benedicente di San Biagio, Santa Liberata, il nostro arcangelo Michele ci accompagnino nella vita quotidiana, nella certezza che uno può dire, che Dio è con me.

Il Signore ci dia la sua pace e la sua benedizione.

Come sempre il nostro ringraziamento.

 

 

Ossequio a tutti voi.

Il Parroco Don Adrian e il consiglio pastorale

 

 

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PARROCCHIA DI SANTA MARIA E SAN BIAGIO

ISCRIZIONE ALL’ANNO CATECHISTICO _______________________

 

IO _________________________________________

GENITORE DEL BAMBINO/A O RAGAZZO/A

NATO/A A __________________________________IL ________________________________

RESIDENTE IN VIA/PIAZZA ________________________________________________________

TEL.____________________________________CELL._____________________________________

CHIEDO

CHE MIO/A FIGLIO/A VENGA ISCRITTO AL CATECHISMO PARROCCHIALE PER L’ANNO ____________NEL GRUPPO _____________________________E M’IMPEGNO AFFINCHÈ LA SUA PRESENZA SIA ASSIDUA, AL CATECHISMO E ALLA MESSA DOMENICALE.

INOLTRE

DICHIARO CHE SOTTO LA MIA PERSONALE RESPONSABILITÀ MIO/A FIGLIO/A AL TERMINE DI OGNI INCONTRO DI CATECHISMO PUÓ:

TORNARE A CASA DA SOLO/A

SARÀ ATTESO/A ALL’USCITA DEL LOCALE DELL’ORATORIO DA ME O DA PERSONA DI MIA FIDUCIA

 

DICHIARO CHE SOTTO MIA TOTALE RESPONSABILITÀ MIO/A FIGLIO/A PUÓ USCIRE DAI LOCALI DELL’ORATORIO INSIEME ALLE CATECHISTE PER TUTTE LE ATTIVITÀ DA SVOLGERE FUORI DALLA PARROCCHIA.

PERTANTO

LIBERO DA OGNI RESPONSABILITÀ DI QUALSIASI NATURA E GENERE, IL PARROCO E LE CATECHISTE DI SANT’ANGELO ROMANO NEI CONFRONTI DI MIO/A FIGLIO/A UNA VOLTA USCITO DAI LOCALI PARROCCHIALI IN POI.

 

SUGGERIMENTI O NOTE:

 

IL BAMBINO/A O RAGAZZO/A HA PROBLEMI SANITARI IMPORTANTI?    SI                 NO

SE È SI SPECIFICARE ________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________.

 

È PREVISTO UN CONTRIBUTO DI 10, PER LE NECCESSITA DELLA PARROCCHIA AL MOMENTO DELL’ISCRIZIONE.

 

 

Data ____________________________

 

 

Firma di un genitore

 

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OMELIE ….

Era stata una giornata molto impegnativa. Quella cena con Etan era il coronamento di mesi di duro lavoro. La campagna pubblicitaria era piaciuta al Cliente che si era convinto a firmare per altri quattro anni di partnership. Si trattava di un grosso Cliente e di una campagna da migliaia e migliaia di dollari. La promozione […]

via Il ritorno a casa — Briciolanellatte Weblog

SCHEMA GENERALE PER L’ESAME DI COSCIENZA

SCHEMA GENERALE PER L’ESAME DI COSCIENZA

1. Mi accosto al Sacramento della Penitenza per un sincero desiderio di puri cazione, di conversione, di rinnovamento di vita e di più intima amicizia con Dio, o lo considero piuttosto come un peso, che solo rara- mente sono disposto ad addossarmi?

2. Ho dimenticato o, di proposito, ho taciuto peccati gravi nella confes- sione precedente o nelle confessioni passate?

3. Ho soddisfatto alla penitenza che mi è stata imposta? Ho riparato i torti da me compiuti? Ho cercato di mettere in pratica i propositi fatti per emendare la mia vita secondo il Vangelo?

Alla luce della parola di Dio, ognuno esamini se stesso.

I. Il Signore dice: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore».

1. Il mio cuore è davvero orientato a Dio; posso dire di amarlo davvero sopra tutte le cose e con amore di glio, nell’osservanza fedele dei suoi co- mandamenti? Mi lascio troppo assorbire dalle cose temporali? È sempre retta la mia intenzione nell’agire?

2. È salda la mia fede in Dio, che nel Figlio suo ha rivolto a noi la sua parola? Ho dato la mia piena adesione alla dottrina della Chiesa? Ho avuto a cuore la mia formazione cristiana, ascoltando la parola di Dio, parte- cipando alla catechesi, evitando tutto ciò che può insidiare la fede? Ho professato sempre con coraggio e senza timore la mia fede in Dio e nella Chiesa? Ho tenuto a dimostrarmi cristiano nella vita privata e pubblica?

3. Ho pregato al mattino e alla sera? E la mia preghiera è un vero collo- quio cuore a cuore con Dio, o è solo una vuota pratica esteriore? Ho sapu- to o rire a Dio le mie occupazioni, le mie gioie e i miei dolori? Ricorro a lui con ducia anche nelle tentazioni?

4. Ho riverenza e amore verso il nome santo di Dio, o l’ho o eso con la bestemmia, col falso giuramento, col nominarlo invano? Sono stato irri- verente verso la Madonna e i Santi?

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5. Santi co il giorno del Signore e le feste della Chiesa, prendendo parte con partecipazione attiva, attenta e pia alle celebrazioni liturgiche, e spe- cialmente alla Santa Messa? Ho evitato di esercitare lavoro non necessario nei giorni festivi? Ho osservato il precetto della confessione almeno an- nuale e della comunione pasquale?

6. Ci sono per me «altri dei», cioè espressioni o cose delle quali mi inte- resso o nelle quali ripongo ducia più che in Dio, per es.: ricchezza, super- stizioni, spiritismo e altre forme di magia?

II. Il Signore dice: «Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi».

1. Amo davvero il mio prossimo, oppure abuso dei miei fratelli, serven- domi di loro per i miei interessi e riservando ad essi un trattamento che non vorrei fosse usato nei miei confronti? Ho dato scandalo con le mie parole o le mie azioni?

2. Nella mia famiglia, ho contribuito con pazienza e con vero amore al bene e alla serenità degli altri?

Per i singoli componenti della famiglia:

– Per i gli. Sono stato obbediente ai genitori, li ho rispettati e onorati? Ho prestato loro aiuto nelle necessità spirituali e materiali? Mi sono im- pegnato nella scuola? Ho rispettato le autorità? Ho dato buon esempio in ogni situazione?

– Per i genitori. Mi sono preoccupato dell’educazione cristiana dei gli? Ho dato loro buon esempio? Li ho sostenuti e diretti con la mia autorità?

– Per i coniugi. Sono stato sempre fedele negli a etti e nelle azioni? Ho avuto comprensione nei momenti di inquietudine?

3. So dare del mio, senza gretto egoismo, a chi è più povero di me? Per quanto dipende da me, difendo gli oppressi e aiuto i bisognosi? Oppure tratto con su cienza o con durezza il mio prossimo, specialmente i pove- ri, i deboli, i vecchi, gli emarginati, gli immigrati?

4. Mi rendo conto della missione che mi è stata a data? Ho partecipato alle opere di apostolato e di carità della Chiesa, alle iniziative e alla vita della parrocchia? Ho pregato e o erto il mio contributo per le necessità

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della Chiesa e del mondo, per es. per l’unità della Chiesa, per l’evangeliz- zazione dei popoli, per l’instaurazione della giustizia e della pace?

5. Ho a cuore il bene e la prosperità della comunità umana in cui vivo o mi curo soltanto dei miei interessi personali? Partecipo, per quanto posso, alle iniziative che promuovono la giustizia, la pubblica moralità, la con- cordia, le opere di bene cenza? Ho compiuto i miei doveri civili? Ho pa- gato regolarmente le tasse?

6. Sono giusto, impegnato, onesto nel lavoro, volenteroso di prestare il mio servizio per il bene comune? Ho dato la giusta mercede agli operai e a tutti i sottoposti? Ho osservato i contratti e tenuto fede alle promesse?

7. Ho prestato alle legittime autorità l’obbedienza e il rispetto dovuti?

8. Se ho qualche incarico o svolgo mansioni direttive, bado solo al mio tornaconto o mi impegno per il bene degli altri, in spirito di servizio?

9. Ho praticato la verità e la fedeltà, oppure ho arrecato del male al pros- simo con menzogne, calunnie, detrazioni, giudizi temerari, violazione di segreti?

10. Ho attentato alla vita e all’integrità sica del prossimo, ne ho o eso l’onore, ne ho danneggiato i beni? Ho procurato o consigliato l’aborto? Ho taciuto in situazioni dove potevo incoraggiare al bene? Nella vita matri- moniale sono rispettoso dell’insegnamento della Chiesa circa l’apertura alla vita e al rispetto di essa? Ho agito contro la mia integrità sica (ad es.: sterilizazzione)? Sono stato sempre fedele anche con la mente? Ho serbato odio? Sono stato rissoso? Ho pronunziato insulti e parole o ensive, fo- mentando screzi e rancori? Ho colpevolmente ed egoisticamente omesso di testimoniare l’innocenza del prossimo? Guidando la macchina o utiliz- zando altri mezzi di trasporto ho esposto al pericolo la mia vita o quella degli altri?

11. Ho rubato? Ho ingiustamente desiderato la roba d’altri? Ho danneg- giato il prossimo nei suoi averi? Ho restituito quanto ho sottratto e ho riparato i danni arrecati?

12. Se ho ricevuto dei torti, mi sono dimostrato disposto alla riconcilia- zione e al perdono per amore di Cristo, o serbo in cuore odio e desiderio di vendetta?

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III. Cristo Signore dice: «Siate perfetti come il Padre».

1. Qual è l’orientamento fondamentale della mia vita? Mi faccio animo con la speranza della vita eterna? Ho cercato di ravvivare la mia vita spi- rituale con la preghiera, la lettura e la meditazione della parola di Dio, la partecipazione ai sacramenti? Ho praticato la morti cazione? Sono stato pronto e deciso a stroncare i vizi, a soggiogare le passioni e le inclinazio- ni perverse? Ho reagito ai motivi di invidia, ho dominato la gola? Sono stato presuntuoso e superbo; ho preteso di a ermare tanto me stesso, da disprezzare gli altri e preferirmi ad essi? Ho imposto agli altri la mia vo- lontà, conculcando la loro libertà e trascurando i loro diritti?

2. Che uso ho fatto del tempo, delle forze, dei doni ricevuti da Dio come i «talenti del vangelo»? Mi servo di tutti questi mezzi per crescere ogni giorno di più nella perfezione della vita spirituale e nel servizio del pros- simo? Sono stato inerte e pigro? Come utilizzo internet e altri mezzi di comunicazione sociale?

3. Ho sopportato con pazienza, in spirito di fede, i dolori e le prove della vita? Come ho cercato di praticare la morti cazione, per compiere quello che manca alla passione di Cristo? Ho osservato la legge del digiuno e dell’astinenza?

4. Ho conservato puro e casto il mio corpo, nel mio stato di vita, pen- sando che è tempio dello Spirito Santo, destinato alla risurrezione e alla gloria? Ho custodito i miei sensi e ho evitato di sporcarmi nello spirito e nel corpo con pensieri e desideri cattivi, con parole e con azioni indegne? Mi sono permesso letture, discorsi, spettacoli, divertimenti in contrasto con l’onestà umana e cristiana? Sono stato di scandalo agli altri con il mio comportamento?

  1. Ho agito contro coscienza, per timore o per ipocrisia?
  2. Ho cercato di comportarmi in tutto e sempre nella vera libertà dei gli

di Dio e secondo la legge dello Spirito, o mi sono lasciato asservire dalle mie passioni?

7. Ho omesso un bene che era per me possibile realizzare?

Omelie Domenicali …

https://youtu.be/J5XEm1AfmOg

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

La parola del Signore che ci invitava, domenica scorsa, a perseverare nella preghiera – Dio ascolterà coloro che perseverano nella loro preghiera – risuona ancora alle nostre orecchie mentre il testo evangelico di oggi completa l’insegnamento sulla preghiera: bisogna certamente pregare, e pregare con insistenza. Ma questo non basta, bisogna pregare sempre di più. E il primo ornamento della preghiera è la qualità dell’umiltà: essere convinti della propria povertà, della propria imperfezione e indegnità. Dio, come ci ricorda la lettura del Siracide, ascolta la preghiera del povero, soprattutto del povero di spirito, cioè di colui che sa e si dichiara senza qualità, come il pubblicano della parabola.
La preghiera del pubblicano, che Gesù approva, non parte dai suoi meriti, né dalla sua perfezione (di cui nega l’esistenza), ma dalla giustizia salvatrice di Dio, che, nel suo amore, può compensare la mancanza di meriti personali: ed è questa giustizia divina che ottiene al pubblicano, senza meriti all’attivo, di rientrare a casa “diventato giusto”, “giustificato”.

Cristo si definisce di fronte ad un mondo diviso in due: quello degli oppressori senza Dio e senza cuore, e quello degli oppressi senza protezione. Egli scopre un peccato: il peccato sociale, più forte che mai, antico quanto l’uomo; ed egli lo analizza in profondità nell’ingenuità di una parabola dalla quale trae un duplice insegnamento. Quello del clamore che sale verso Dio gridando l’ingiustizia irritante in una preghiera fiduciosa e senza risentimento, tenacemente serena e senza scoraggiamenti, con la sicurezza che verrà ascoltata da un giudice che diventa il Padre degli orfani e il consolatore delle vedove. D’altro canto, Gesù stesso prende posizione, rivoltandosi come una forza trasformatrice dell’uomo su questa terra deserta di ogni pietà, per mezzo della risposta personale della sua propria sofferenza, agonizzante, in un giudizio vergognoso, senza difesa e senza colpa. Neanche lui viene ascoltato, ma si abbandona ciecamente a suo Padre, dalla sua croce, che ottiene per tutti la liberazione. La sua unica forza viene dal potere di una accettazione, certa, ma profetica, denunciante. Ci chiede, dalla sua croce: quando ritornerò a voi troverò tutta questa fede, che prega nella rivolta?

stud. giorgia

Qual’ è secondo te, la base biblica della fede della Chiesa in Dio uno e trino?

Qual è la base biblica della fede in Gesù vero Dio e vero uomo o Figlio di Dio fatto uomo?

È estremamente importante quando leggiamo la Bibbia, capire il senso delle parole secondo quello che Dio intende. Ogni parola infatti può avere più significati; similmente la parola fede, nella Bibbia vuol dire una cosa, ma nella società di oggi ne vuol dire un’altra.

Nella Bibbia avere fede in Dio vuol dire accogliere veramente Dio nella propria vita come Signore e Sovrano confidando il Lui in tutto. Diversamente nel mondo di oggi, si pensa che credere in Dio significhi accettare intellettualmente delle verità intorno a Lui, pur senza seguirLo totalmente.

Dobbiamo ricordare però che Dio è molto rigido nel dichiarare che non esiste verità al di fuori della verità che Lui ha dichiarato nella Bibbia. Gesù Cristo afferma che è impossibile arrivare al Padre se non per mezzo di Lui.

Allora per poter capire qual è la vera fede della Chiesa, dobbiamo riuscire ad ascoltare attentamente quello che dichiara la Bibbia, non quello che dichiarano gli uomini.

Dio ha guidato gli autori della Bibbia ad usare questa parola “ekklesia”, per indicare l’assemblea di coloro che hanno veramente ricevuto la salvezza per mezzo della fede in Gesù Cristo.

Secondo la Bibbia, Cristo è il capo della Chiesa. Perciò chi è veramente membro della Chiesa segue Cristo come capo, perché Egli è: il Figlio di Dio, ma che significa questa proclamazione che è il nucleo della fede e dell’annuncio cristiano.

Nei loro scritti, gli Apostoli e gli Evangelisti enunciano e illustrano questo mistero perché ogni uomo a cui giunge il Vangelo possa accogliere Gesù come il Signore e il Salvatore della propria vita: essi insegnano che Gesù è il Verbo che era presso Dio fin da Principio, e che è Dio; per mezzo di Lui è stato creato tutto ciò che esiste, perché in Lui è la vita (cfr. Gv 1,1-4).

Ebbene questo verbo si è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14), abbracciando così la nostra condizione di natura decaduta: infatti Egli «non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò sè stesso, assumendo la condizione di servo e diventando simile agli uomini» (Fil. 2,6-7).

La testimonianza degli apostoli è dunque il fondamento della fede della Chiesa. Essi ci hanno trasmesso le sue parole e i suoi gesti, e la loro conoscenza di Lui. Lo hanno sentito affermare: « quando avrete innalzato (sulla croce) il Figlio dell’uomo, allora saprete che lo sono» (Gv 8,28), usando così una formula che riproduce l’indicibile nome di Dio, Jahvè (= Io sono Colui Che Sono)(Gn 3,14); lo hanno sentito uguagliarsi a Dio Padre, dicendo «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30); sanno che prima di essere in questo mondo, Egli preesisteva nell’eternità, come ha detto nel congedarsi da loro: «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo e torno al Padre» (Gv 16,28); hanno assistito meravigliati al suo insegnamento, nel quale Egli “corregge” i precetti dell’Antica Alleanza «Avete inteso che fu detto agli antichi … ma io vi dico …» (Mt 5,21.27.33.38.43) e ne da uno nuovo (Gv 13,34); essi, sono testimoni dei grandi miracoli e segni con cui Dio lo ha accreditato presso gli uomini come Figlio suo (cfr. At 2,22), il più eloquente dei quali è la sua stessa risurrezione da morte.

Con altrettanta certezza sanno che il Figlio di Dio si è fatto veramente uomo: Egli nasce da una donna (cfr. Gal 4,4) e da essa riceve una natura umana come la nostra; compie l’itinerario dell’infanzia secondo le prescrizioni della legge e dei costumi del suo tempo come ogni israelita (Lc 2,21-52); il suo corpo prova la fame (cfr. Mt 4,2), la sete e la stanchezza (cfr. Gv 4,6-7) come ogni uomo; la sua anima vive tutta la gamma delle emozioni: gioiose (cfr. Lc 10,21) e si rattrista (cfr. Gv 11,35), la meraviglia (cfr. Mc 6,6) e lo sdegno (cfr. Mt 21,12), la tenerezza (cfr. Mc 10,13) e la rabbia (cfr. Lc 12,37 e ss.); infine sperimenta il dolore fisico e spirituale della morte.

Per concludere io penso che per capire veramente fino infondo questo mistero di fede, ciò di cui abbiamo bisogno è che si realizzi anche per noi e per ogni uomo la promessa del profeta Isaia: «la Vergine concepirà un Figlio che sarà chiamato “Emmanuele”, che significa: Dio-con-noi» (Is 7,14 in Mt 1,23).

articolo scritto dalla catechista

Giorgia benedetti