catechesi

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PREPARAZIONE AL BATTESIMO

Traccia per tre incontri

Gli ultimi documenti del Magistero invitano, con insistenza, a prestare attenzione a una “nuova evangelizzazione” e a rinnovare i cammini dell’Iniziazione alla fede coinvolgendo in modo particolare gli adulti. Di tutto ciò si è fatto carico l’ufficio Diocesano di Pastorale familiare , che ha cercato di mettere a punto un progetto capace di individuare una strada percorribile da tutti, che non interferisca con progetti già in atto e che, nello stesso tempo, possa essere una base sicura da cui partire L’attenzione è stata posta sui genitori con figli nella fascia di età da zero a sei anni. Terreno piuttosto incolto, ma che, a nostro giudizio, potrebbe essere efficace per l’educazione cristiana delle nuove generazioni. Il progetto prevede interventi sia in preparazione al Battesimo, sia successivi al Battesimo per sostenere i genitori nel cammino di iniziazione dei figli fin dalla più tenera età. Perciò il battesimo è innanzitutto il sacramento di quella fede, con la quale gli uomini, illuminati dalla grazia dello Spirito Santo, rispondono al Vangelo di Cristo. La chiesa considera quindi come sua prima missione suscitare e risvegliare in tutti una fede autentica e operosa; per questa fede tutti – catecumeni genitori dei bambini da battezzare e padrini – aderendo a Cristo potranno entrare nella nuova alleanza o riaffermare la loro appartenenza ad essa. Tendono a questo scopo sia la formazione dei catecumeni e la preparazione dei genitori, che la celebrazione della parola di Dio nel rito del Battesimo e la professione di fede • Preparazione al Battesimo C’è la consapevolezza di dover creare una “tradizione” che meglio risponda alle esigenze pastorali dell’attuale società Più che scompaginare ciò che già è in essere, si è pensato di offrire cammini a diversa intensità di coinvolgimento dei soggetti interessati. La proposta si articolerà su tre livelli di impegno crescente, per tenere conto della situazione oggettiva degli interessati: 1º livello: 3 incontri, in famiglia o in parrocchia, prima del Battesimo 2º livello: Iscrizione al Battesimo 3 mesi prima + 6 incontri + Battesimo 3º livello: Il rito del Battesimo inserito in un percorso legato all’anno liturgico Lo scopo è quello di evangelizzare i genitori, suscitando o risvegliando la loro fede, a partire dalla riscoperta del Battesimo che hanno ricevuto e che ora chiedono per i figli Queste schede Le tre schede che seguono offrono una prima proposta di contenuti e alcuni spunti di dialogo utili a tre incontri: 1ª: Una nuova vita: dall’esperienza della nascita alla Rivelazione di Dio 2ª: La vita nuova del Battesimo: gli effetti del Battesimo 3ª: Il Battesimo a flash: la liturgia del Battesimo Il primo incontro si rivolge alla singola coppia ed è bene che si svolga fra le mura domestiche. Gli altri due incontri si possono tenere in parrocchia, anche con più coppie. Le schede sono passibili di ogni tipo di miglioramento. Se avranno creato interesse intorno al problema, si ritiene che abbiano già ottenuto un buon risultato. Prima Scheda: UNA NUOVA VITA Per Dialogare 1. E’ nato per noi un bambino. E’ una nuova esistenza. Forse lo aspettavamo o forse no. Ora sta lì. È al centro dell’attenzione nostra, dei nonni, degli amici. I nostri orari sono organizzati in funzione di lui. Forse la gestazione è stata semplice; forse ci sono state mille sorprese. Insieme alle tante complicazioni e alle inevitabili preoccupazioni, ora c’è più gioia in noi. E’ cambiata la nostra stessa identità: prima eravamo solo una coppia, ora siamo chiamati ad essere anche madre e padre. • “Nascere e fare nascere”: quali sentimenti, quali preoccupazioni rispetto alla nuova vita che è iniziata? E noi, ci sentiamo importanti, generatori di una vita? Quali novità nelle nostre relazioni? • Quali sentimenti nei confronti di Dio alla nascita di nostro figlio? 2. “Ho acquistato un uomo dal Signore” (Gen 4,1). Così dice Eva, la prima mamma, alla nascita del suo primogenito, con una esclamazione di gioia e di fede. Contemplando il suo piccolo, ha avuto una percezione che l’ha incantata ed esaltata ad un tempo: il suo bambino appartiene a Dio, al Signore della vita, che l’ha scelta per affidarle la vita e continuare a “benedire” i suoi figli, i figli dei suoi figli… “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Genesi 1,28). Questa è anche la fede dei padri e le madri d’Israele che vedono nei figli la continuità di se stessi e del popolo eletto di Dio e nella preghiera cantano: “Ecco, dono del Signore sono i figli, e sua grazia il frutto del grembo” (Salmo 126,3 Guardando nostro figlio, abbiamo provato l’esperienza di “far nascere”: abbiamo visto il frutto del nostro amore …… sentito che abbiamo superato noi stessi …….. che abbiamo un futuro davanti a noi? Ci emoziona pensare che a noi genitori è stata affidata la vita, che interpretiamo – insieme – il ruolo di Dio? Ci sentiamo custodi di un dono che abbiamo ricevuto? Ci sentiamo responsabili solo nei confronti di nostro figlio o anche nei confronti di Dio, il Dio della vita, che ci ha scelti per continuare la vita attraverso di noi? 3. Dio si è mostrato a noi in un bambino “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce, lo depose in una mangiatoia” (Luca 2,7). Sono i gesti di Maria nella natività. Erano i gesti di ogni madre di quel tempo Dio, in Gesù, si è mostrato a noi in un bambino. Si mostra in un essere dipendente, bisognoso di tutto. Il Dio grande si è fatto piccolo piccolo. Non si è presentato da giudice, da re. Ha voluto commuoverci. Si è posto accanto a noi mediante suo Figlio. Maria ha accolto Gesù, lo ha fasciato, lo ha protetto. Insieme con Giuseppe lo ha educato ed accompagnato sino all’autonomia. Per anni, il Figlio di Dio è stato sottomesso, dipendente. Dentro una famiglia, dentro un popolo, ha vissuto integralmente la nostra condizione umana. Ha parlato, ha gioito, ha pianto. Ha rivelato un Dio da chiamare “Papà”. Per affermare questa verità, ha incontrato tante opposizioni ed affrontato anche la morte. Dio lo ha fatto risorgere ponendo il suo sigillo su ogni sua azione. “Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Matteo 18,5). Ora il Figlio di Dio sta con noi. Si manifesta attraverso una comunità visibile. Ci accompagna tutti i giorni. Chi accoglie un bambino accoglie Gesù. Che sarà mai questo bambino?” (Luca 1,66a). Ogni essere nuovo è un germe, una promessa. È come una visita del Signore per tutti. Di fronte a lui, si accendono speranze. Sicurezza incrollabile è il fatto che Dio si ponga accanto a lui e con la sua mano lo sorregga: “Davvero la mano del Signore stava con lui” (Luca 1,66b). Dio debole, piccolo, dipendente, bisognoso di tutto…. Corrisponde alla nostra idea di Dio? Ci capita di pensare che nostro figlio rappresenti per noi una visita del Signore? Confidiamo che la mano di Dio stia con nostro figlio? Per pregare Quando pregate dite: Padre nostro…” (Matteo 6,7-15) Si può accendere una luce accanto al bambino e concludere l’incontro pregando insieme il Padre Nostro. Altre preghiere potranno aiutarci a pregare il Signore e a ringraziarlo per il dono della vita: Inno alla vita (Madre Teresa di Calcutta) La vita è un’opportunità, coglila La vita è bellezza, ammirala La vita è beatitudine, assaporala La vita è un sogno, fanne una realtà La vita è una sfida, affrontala La vita è un dovere, compilo La vita è un gioco, giocalo La vita è preziosa, conservala La vita è una ricchezza, conservala La vita è amore, godine La vita è un mistero, scoprilo La vita è promessa, adempila La vita è tristezza, superala. La vita è un inno, cantalo La vita è una lotta, vivila La vita è una gioia, gustala La vita è una croce, abbracciala La vita è un’avventura, rischiala La vita è pace, costruiscila La vita è felicità, meritala La vita è vita, difendila. Preghiera della famiglia Ti preghiamo, Signore, per la nostra famiglia perché ci conosciamo sempre meglio e ci comprendiamo nei nostri desideri e nei nostri limiti. Fa’ che ciascuno di noi senta e viva i bisogni degli altri e a nessuno sfuggano i momenti di stanchezza, di disagio, di preoccupazione dell’altro. Che le nostre discussioni non ci dividano, ma ci uniscano nella ricerca del vero e del bene e ciascuno di noi nel costruire la propria vita non impedisca all’altro di vivere la propria. Fa’, o Signore, che viviamo insieme i momenti di gioia e soprattutto, conosciamo Te e Colui che ci hai mandato, Gesù Cristo in modo che la nostra famiglia non si chiuda in sé stessa, ma sia disponibile ai parenti, aperta agli amici, sensibile ai bisogni dei fratelli. Fa’, o Signore, che ci sentiamo sempre parte viva della Chiesa in cammino e possiamo continuare insieme in Cielo il cammino che insieme abbiamo iniziato sulla terra. Amen Seconda Scheda: La vita “nuova” del Battesimo 1. Perché il Battesimo Nell’immaginario di qualcuno il Battesimo assomiglia un po’ a ……… – una scaramanzia, – una benedizione un po’ magica, – un rito propiziatorio per la sua salute e il suo avvenire. In fondo battezzarlo …..… – non costa nulla, – non gli fa male, – è una garanzia in più; – poi deve anche lui essere battezzato come tutti gli altri ………  Ma allora ..… perché abbiamo scelto per lui il Battesimo?  Quali motivazioni ci hanno portato a questa scelta? Perché non abbiamo aspettato a farlo battezzare? Per liberarlo dal peccato originale? Altro?  Noi genitori diamo subito ai nostri figli le cose belle che abbiamo (la casa, l’affetto, le persone a noi care…). Pensiamo che la fede che abbiamo ricevuta sia un patrimonio importante, da trasmettere? 2. Il Battesimo… Che cos’è il Battesimo e quali effetti produce? Mettiamoci in dialogo con la Parola di Dio e con la fede della Chiesa. “Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rom 6,3-4) “Mediante il battesimo, gli uomini vengono inseriti nel mistero pasquale di Cristo: con lui morti, sepolti e risuscitati, ricevono lo Spirito dei figli adottivi che li fa esclamare: Abbà Padre” (SC 6). La celebrazione del rito battesimale, soprattutto quando si compie nella Veglia pasquale o di domenica, esprime la gioia della risurrezione Il Battezzato dimostrerà di accogliere questo dono imparando, giorno per giorno, a vivere da risorto in un cammino continuo di conversione … ci fa morire al peccato Il peccato e la morte sono entrati nel mondo a motivo di satana. Ma ciò è avvenuto per il libero assenso dell’uomo. All’origine del male c’è perciò un peccato dell’uomo: il peccato originale. Il racconto della Genesi, con la storia di Adamo ed Eva (cfr. Gen. 1), è una descrizione simbolica dell’origine del peccato: pensare di fare a meno di Dio, abusare della propria libertà, in un atto di superbia, per allontanarsi da Lui. L’uomo e la donna, creati ad immagine e somiglianza di Dio, hanno perduto questa somiglianza a causa del male. Nelle tentazioni e nei peccati, nelle ingiustizie e nelle violenze, riconosciamo ancora i segni di questa presenza del male nel mondo. Pertanto anche i bambini, in quanto facenti parte dell’umanità decaduta – e non ovviamente a causa di peccati personali – hanno bisogno di rinascere a una vita nuova, per essere figli davanti a Dio, rivestiti di grazia. Scegliendo il Battesimo, dichiariamo di non voler essere complici di questo male che affligge l’umanità. Proviamo a pensare ai vari mali che affliggono l’umanità, ai peccati che rovinano la vita dell’uomo, rendono difficile la convivenza tra le persone… Cosa c’è alla radice di questo male, di questi peccati? Cos’è per noi il peccato originale? In che misura il racconto della Genesi è molto attuale e ci riguarda da vicino? …ci dona una vita nuova E’ l’unione vitale con Gesù Cristo di cui parlano tanti brani biblici, come questo, che evoca un’immagine a noi familiare: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. (Gv 15,1-5) Il Battesimo, lavacro dell’acqua unito alla parola (Ef 5,26.), rende gli uomini partecipi della vita di Dio (2 Pt 1,4)e della adozione a suoi figli (Cfr. Rom 8,15; Gal 4,5.). Come attestano le formule di benedizione dell’acqua, esso è lavacro di rigenerazione (Cfr. Tit 3, 5) dei figli di Dio e di rinascita che viene dall’alto. I battezzandi, dopo le letture bibliche, la preghiera della comunità e la triplice professione di fede, giungono al momento culminante della celebrazione: nel nome della SS. Trinità, invocata su di loro, sono segnati e consacrati, ed entrano in comunione di vita con il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Inoltre lo Spirito santo mette a disposizione una particolare “attrezzatura” (virtù infuse, carismi…) utile al neobattezzato per vivere la vita divina ricevuta in dono. Il Battesimo rende così la persona luogo della presenza dello Spirito (Ef. 2, 22). Che esperienza abbiamo della vita nuova da figli di Dio? E che vuol dire vivere, scegliere, comportarsi da figli di Dio? Pensiamo che non siamo guidati solo dai nostri criteri umani, terra-terra, dai nostri bisogni, dal nostro buon senso, dai condizionamenti dell’ ambiente, ma che lo Spirito di Gesù ci consiglia, ci attrae, ci dà forza, ci aiuta ad andare verso il Padre? …ci aggrega alla Chiesa Il primo effetto prodotto dal Battesimo è quello di dare una famiglia alla persona che riceverà la nuova vita. Non solo avrà Dio come Padre: avrà anche tanti fratelli nella fede. Fra quanti hanno ricevuto e ricevono il Battesimo si realizza una profonda unità, tanto da essere un “corpo solo” in Cristo. “Fratelli, come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo. “(1 Cor 12,12-13 Si viene a formare quel popolo “ che Dio si è acquistato perché proclami le sue opere meravigliose” ( 1 Pt 2,9 ) La comunità cristiana della parrocchia cui si appartiene è nello stesso tempo segno visibile della comunione con tutti i battezzati e strumento per la sua realizzazione. È la ragione per cui, se non ci sono gravi impedimenti, la celebrazione del Battesimo è prevista sempre nella Parrocchia dove la famiglia ha la residenza. Ogni volta che si celebra il Battesimo è festa per tutta la Chiesa e non soltanto per i parenti. La celebrazione del rito battesimale esprime la gioia della risurrezione. La comunità cristiana quel giorno può dire: abbiamo acquistato un figlio; la nostra comunità avrà un futuro. Questo coinvolgimento ecclesiale spiega la preferenza che viene data alla celebrazione comunitaria del Battesimo e nel tempo pasquale. (Lasciate che i bambini vengano a me, 78) Confrontiamoci un po’ sulla nostra esperienza di Chiesa: cos’è per noi la Chiesa? Qual è la prima parola che ci viene in mente quando parliamo di Chiesa? Cosa potrà dare la Chiesa a nostro figlio che viene battezzato? Cosa possiamo dare noi a questa famiglia? Preghiera O Signore, nel Battesimo e nella Cresima tu hai fatto di noi membra attive e responsabili nella comunità cristiana. Aiutaci, ti preghiamo a giudicare tutto ed ad agire secondo il pensiero di Cristo in modo che la fede sia l’anma di tutta la nostra vita. Sostienici con la forza del tuo Spirito perché sentiamo forte l’esigenza di collaborare alla crescita nella fede dei nostri figli e possiamo, insieme, partecipare attivamente alla vita della Chiesa Terza scheda; IL BATTESIMO A FLASH La liturgia del Battesimo è ricca di tanti gesti, simboli e parole. Una volta questi erano diluiti nelle domeniche di Quaresima e del tempo pasquale; ora invece tutto è concentrato in mezz’ora, col rischio di fare l’indigestione e di non capire quello che si celebra. Eppure sono segni, gesti, parole che hanno tanto da comunicare e ci possono davvero aiutare a cogliere la novità e la bellezza della vita cristiana. Per non perdere questa ricchezza, per viverla in modo più personale e consapevole, la celebrazione del Battesimo va preparata assieme. Abbiamo mai partecipato ad un Battesimo? Cosa ricordiamo? Una Chiesa che ti accoglie Alle porte della chiesa il bimbo viene accolto, poi viene segnato sulla fronte dai genitori e dai padrini, che si assumono l’impegno di educarlo nella fede. Qualcuno ci ha accolto e aiutato nella vita cristiana? Una parola che illumina La liturgia del Battesimo continua con l’ascolto della Parola di Dio. E’ la Parola che spiega quello che avviene, è la Parola che accende e nutre la vita di fede, è la Parola che guida il Battezzato nella vita. Per questo dopo il Battesimo il celebrante segnerà anche le orecchie del bambino, dicendo: “Il Signore Gesù che fece udire i sordi e parlare i muti ti conceda di ascoltare presto la sua parola e di professare la tua fede”. Abbiamo mai preso in mano il vangelo? C’è qualche brano che ci è caro? Tra i vangeli proposti, quali sceglieremo per il Battesimo di nostro/a figlio/a? (Se partecipano diverse coppie all’incontro, si può fare passare il vangelo di mano in mano, mentre si canta: Ogni mia Parola) Preghiera dei fedeli Ora è il momento della preghiera dei fedeli e dell’invocazione dei santi. I santi, di cui portiamo il nome e che ora vengono invocati, ci ricordano che è possibile vivere fino in fondo il Battesimo in ogni condizione ed epoca storica Se il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l’inserimento in Cristo e l’inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre…. Chiedere a uno: “Vuoi ricevere il Battesimo?” significa al tempo stesso chiedergli: “Vuoi diventare santo?”… Questo ideale di perfezione non … è praticabile solo da alcuni “geni” della santità. Le vie della santità sono molteplici, e adatte alla vocazione di ciascuno… È ora di riproporre a tutti con convinzione questa “misura alta” della vita cristiana ordinaria…(Giovanni Paolo II, Novo Millenio Ineunte). Abbiamo qualche santo preferito, magari da invocare al Battesimo di nostro/a figlio/a? Crediamo che la chiamata alla santità riguardi tutti, anche noi? (Se partecipano diverse coppie all’incontro, ognuno può invocare il suo santo preferito: SAN….. prega per noi) Lotta dura senza paura L’unzione con l’olio dei catecumeni, la prima delle due unzioni che si compie nella liturgia battesimale, ricorda quella dei lottatori di un tempo ed è accompagnata da parole che sembrano esagerate per un bimbo di pochi giorni: “Tu hai mandato nel mondo il tuo Figlio per distruggere il potere di satana, spirito del male, e trasferire l’uomo dalle tenebre nel tuo regno di luce infinita: libera questo bambino dal peccato originale…” Crescendo però, sperimentiamo la verità di questa lotta che ogni battezzato deve sostenere per andare controcorrente, per smascherare e vincere il male con Gesù. Quale i “nemici”, le tentazioni, le “lotte” della nostra vita cristiana? Quali “armi” abbiamo a disposizione? La professione di fede Prima del Battesimo, genitori e padrini sono chiamati a rinnovare le promesse del loro Battesimo e a fare la loro professione di fede: “A voi il compito di educare nella fede questi bambini, perché la vita divina che ricevono in dono sia preservata dal peccato e cresca di giorno in giorno. Se, in forza della vostra fede, siete pronti ad assumervi questo impegno, memori delle promesse del vostro Battesimo, rinunciate al peccato e fate la vostra professione di fede in Cristo Gesù: è la fede della Chiesa nella quale i vostri figli vengono battezzati” Come ci poniamo di fronte a queste parole? Ci sentiamo pronti a fare la nostra professione di fede in Gesù Cristo? L’acqua della rinascita È il momento centrale della celebrazione: il Battesimo con l’acqua nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. L’acqua è segno di purificazione, ed è segno di vita nuova: la vita di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che viene donata a quel bambino; la vita di Gesù risorto che diventa in lui nuovo principio di vita: “l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. (Gv 4,14) Bello, no? Oggettivamente tutto ci è dato in quel giorno, in cui non ci accorgiamo di niente, magari dormiamo o urliamo (se l’acqua è troppo fredda o se non ci hanno dato il latte prima) in braccio alla mamma. Impiegheremo poi tutta la vita a capire, tra alti e bassi, il dono che abbiamo ricevuto. Ma finora com’è andata? Ci siamo accorti che in noi c’è la vita di Gesù? Consacrati e mandati Dopo il Battesimo, ci sono alcuni segni, che esprimono ciò che è avvenuto. Prima di tutto l’unzione col sacro crisma, quasi un anticipo della Cresima, per dire che ogni battezzato è partecipe della missione di Cristo per la salvezza del mondo. Poi la consegna della veste bianca: “questa veste bianca sia segno della vostra nuova dignità: aiutati dalle parole e dall’esempio dei vostri cari, portatela senza macchia per la vita eterna”. Quindi la consegna della candela che il papà accende al cero pasquale: “a voi genitori… è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che i vostri bambini, illuminati da Cristo, vivano sempre come figli della luce…” Per noi, cosa vuol dire portare la veste bianca sul posto di lavoro, in famiglia, con gli amici? Cosa ci aiuta a ripulire quella veste? Come tenere accesa la fiamma della fede e alimentarla nell’educazione religiosa di nostro/a figlio/a? (Se partecipano diverse coppie all’incontro, si può accendere una candela, passarla di mano in mano e ripetere una delle seguenti preghiere: – – Il Signore è mia luce e mia salvezza Tu sei la luce del mondo – Alla tua Luce Signore , vediamo la Luce Tu sei la luce del mondo -Veniva nel mondo la luce vera, quella luce che illumina ogni uomo Tu sei la luce del mondo -Chi segue Te non cammina nelle tenebre, ma ha la luce della vita: Tu sei la luce del mondo – Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino: Tu sei la luce del mondo – Quando il Signore ci dona chiarezza nelle scelte da compiere: Tu sei la luce del mondo – Quando lo Spirito illumina la nostra coscienza: Tu sei la luce del mondo – Quando incontriamo una persona “luminosa”: Tu sei la luce del mondo – Quando riusciamo a guardare le cose e la vita come le guarda Dio: Tu sei la luce del mondo – Quando andiamo oltre l’apparenza e la prima impressione: Tu sei la luce del mondo – Quando non nascondiamo la verità: Tu sei la luce del mondo – Quando ci correggiamo a vicenda e ci apriamo gli occhi: Tu sei la luce del mondo – Quando anche una prova diventa occasione di luce: Tu sei la luce del mondo – Quando non lasciamo sole le persone nei loro momenti di buio: Tu sei la luce del mondo – Quando vediamo le necessità e le sofferenza dei fratelli: Tu sei la luce del mondo Il padre nostro È la preghiera di Gesù, la preghiera dei figli di Dio, la preghiera che al termine della liturgia del Battesimo i presenti rivolgono a Dio a nome dei bambini, la preghiera che ora siamo chiamati a riscoprire. Prima di recitarlo tutti assieme, ognuno di noi sceglie una delle invocazioni del Padre nostro: – Padre nostro, che sei nei cieli – Padre, sia santificato il tuo nome – Padre, venga il tuo regno – Padre, sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra – Padre, dacci oggi il nostro pane quotidiano – Padre, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori – Padre, non c’indurre in tentazione – Padre, liberaci dal male. Amen

 

 

 

 

 

 

 

Fidanzati, 10 domande da porvi prima di sposarvi!

Ci sono conversazioni che non possono essere rimandate al futuro

Pubblicato da Redazione martedì, 8 novembre 2016 

Quando papa Francesco ha affermato che gran parte dei matrimoni sacramentali è nulla, non pochi cattolici hanno ammesso di pensarci già da tempo.

Lavorando nel campo della consulenza familiare, intervistando coppie in crisi e valutando come e perché si sono sposate, constato spesso che molte volte marito e moglie considerano il sacramento una semplice benedizione, più un costume sociale che una realtà soprannaturale.

Di fronte all’enorme quantità di matrimoni in crisi, è il caso di chiedersi se tutte quelle coppie sono davvero “sposate come Dio comanda”. La risposta alla crisi può risiedere proprio in questo, nella mancanza di una comprensione reale degli effetti del sacramento per i coniugi e i figli.

Oltre a non sapere cosa sia il matrimonio, un altro problema generalizzato alla base delle crisi matrimoniali è la mancanza di conoscenza reciproca tra i coniugi. Si sposano perché sono innamorati, e quando la passione svanisce vogliono “disposarsi”. Non sanno semplicemente che fare di quel rapporto diventato “strano”.

Per tutto questo, insieme a un denso rafforzamento della catechesi prematrimoniale e successiva al matrimonio, gli sposi hanno bisogno di dialogare per prevenire e minimizzare il rischio delle crisi.

In questo senso, ci sono domande da porre chiaramente prima del matrimonio, che altrimenti potrebbe essere addirittura nullo! Eccone 10:

1. Comprendiamo davvero il dono e il mistero del sacramento del matrimonio?

Il matrimonio è un sacramento, ovvero un segno sensibile ed efficace della grazia. E qual è la grazia propria del sacramento? Il perfezionamento dei coniugi! Ciò non vuol dire che l’obiettivo di un coniuge sia perfezionare l’altro, ma che ogni coniuge conta sull’aiuto di una grazia speciale di Dio, che è la grazia propria del sacramento del matrimonio, per perfezionare se stesso in relazione al coniuge. Tutti vogliono sposarsi con il partner perfetto, ma pochissimi sono disposti a trasformarsi nel partner perfetto per il proprio coniuge. È proprio in questo che aiuta la grazia sacramentale!

2. Siamo davvero impegnati?

Il fidanzamento è il periodo privilegiato di preparazione al matrimonio, e questa preparazione è per essere fedeli, amare e rispettare nella salute e nella malattia, nella prosperità e nell’avversità, per sempre (o almeno “per tutti i giorni della mia vita”). Questa ferma volontà di assumere l’impegno per sempre dev’essere un tema di conversazione obbligatoria prima di prendere la decisione di sposarsi. Poi, quanto arriveranno le difficoltà (e arriveranno), ci sarà forza per affrontarle grazie alle basi su cui é stata presa quella prima decisione: “Le supereremo, perché siamo determinati a perseverare nel nostro matrimonio per sempre”.

3. Com’è la nostra amicizia?

Sembra incredibile, ma poca gente vede il proprio futuro coniuge come il suo “migliore amico”. Ci sono molte idee superficiali e infondate sul presunto “rischio” che l’amicizia “spenga la passione”. È evidente che l’amicizia coniugale sia un tipo di amicizia particolare, ma ha molte caratteristiche in comune con l’amicizia intesa in senso “comune”: anch’essa ha bisogno di essere arricchita tutti i giorni, coltivata mediante il dialogo, l’attenzione, la gentilezza, la fiducia. E dopo il matrimonio bisogna coltivare questa amicizia ancor più intensamente!

4. Quanti figli avremo?

Tema fondamentale! E ancor di più: come li educheremo? Come li formeremo nella vita cristiana? E se non riuscissimo ad avere figli? Li adotteremo? Quanti?
Queste domande portano a un’altra ugualmente essenziale: la visione della sessualità matrimoniale.

5. Comprendiamo la sessualità all’interno del matrimonio?

Può essere una questione difficile da affrontare per alcuni fidanzati prima del matrimonio, ma è fondamentale! Bisogna studiare, comprendere e saper spiegare gli insegnamenti della Chiesa relativamente alla trasmissione della vita. La serie di catechesi di San Giovanni Paolo II che compone la cosiddetta “Teologia del Corpo” è straordinaria. Se non è possibile conoscerla a fondo, è necessario almeno leggere cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla sessualità. Il suo rapporto diretto con la virtù della castità è un altro elemento essenziale da comprendere, perché è molto comune cadere nell’errore di interpretare la castità come assenza di una sessualità attiva, mentre in realtà la castità è il modo cristiano di orientare e vivere la dimensione sessuale umana, e non la negazione del sesso. Questa comprensione è imprescindibile perché non solo si sappia aspettare fino al matrimonio per esercitare cristianamente la sessualità coniugale, ma anche perché si capisca come e perché aspettare.

6. Come proteggeremo il nostro matrimonio dall’infedeltà, dalla pornografia e dalle altre tentazioni collegate al vivere la sessualità?

La castità coniugale può e dev’essere scoperta e coltivata prima del matrimonio, e parlare di queste minacce contro di lei aiuterà a prevenire e perfino a “blindare” il matrimonio. Viviamo in un’epoca ipersessualizzata, che banalizza i rapporti affettivi e attacca il matrimonio con una valanga di pornografia dalla quale è praticamente impossibile allontanarsi completamente. Il ricorso frequente ai sacramenti e la conversazione aperta e trasparente come coppia aiutano ad affrontare gli attacchi con meno rischi.

7. Come rapportarsi alle proprie famiglie?

Nella Genesi, nei Vangeli e nella Lettera di San Paolo agli Efesini, la Bibbia ripete questa idea almeno tre volte: “Per questo, l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie”. Mantenendo sempre il dovuto rispetto e l’affetto per i genitori e i familiari, una distanza salutare ed equilibrata è necessaria per cementare la pace coniugale. Non si tratta, ovviamente, di abbandonare i genitori, ma di difendere l’intimità della coppia da eventuali intromissioni.

8. E le finanze?

È un altro tema delicato, ma che proprio per questo va affrontato prima del matrimonio per evitare conflitti. Se i fidanzati vogliono vivere un progetto in comune, devono stabilire insieme a cosa vogliono dare priorità con le loro risorse materiali. Le risorse che verranno dedicate alla famiglia sono della famiglia, non di ogni coniuge: ciascuno, quindi, dovrà rinunciare a certe abitudini della vita da single.

9. Come reagiremo quando avremo delle discussioni?

È importante conoscere il temperamento e il grado di autocontrollo sia proprio che del futuro coniuge. Bisogna sapere quali sono gli “indici” di rancore, violenza, capacità di perdono… I disaccordi sorgeranno quasi inevitabilmente nella vita da sposati, e per superarli i due coniugi devono saper cedere, ascoltando e comprendendo l’altro – e comprendendo anche le circostanze che possono portare ai disaccordi.

10. Come vivremo la nostra vita di preghiera?

“La famiglia che prega unita rimane unita”. Il dialogo tra i coniugi sarà tanto più solido quanto più è solido il loro dialogo con Dio, sia personale che di coppia. Ed è molto importante abituarsi fin dal fidanzamento a conversare insieme con Dio. Più staremo vicini a Dio, più i coniugi saranno vicini l’uno all’altro. Promuovendo la vita di preghiera, la partecipazione alla Santa Messa e una vita piena di integrazione nella Chiesa, la casa della nuova famiglia si trasforma in “Chiesa domestica” in cui i figli consolidano una fede sicura e forte – e anche i loro genitori!